Per la moratoria delle estrazioni a mare ed a terra

Garantire la salute, l'ambiente, il territorio, le economie delle comunità

No al massimo sfruttamento delle risorse

Per la fuoriuscita dalla economia degli idrocarburi

No alla privatizzazione delle risorse energetiche

che regala a pochi le ricchezze e lascia devastazioni e rischi ambientali

Per un uso sostenibile del territorio

le energie rinnovabili al servizio di un'economia dei beni comuni

Per il diritto sovrano a decidere

no ai modelli autoritari della liberalizzazione delle risorse

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martedì 26 marzo 2013

Petrolio, ore decisive in Irpinia per l’emendamento

Pubblicato da Ottopagine (vedi originale)

Irpinia - C’è un emendamento che agli irpini, ai sanniti e ai salernitani preme molto di più, rispetto agli altri trecento depositati nelle Commissioni regionali, dove è in corso l’esame della ‘Finanziaria 2013’. L’emendamento che catalizza l’attenzione dei territori riguarda una proposta che, se approvata, obbligherà il Ministero dello Sviluppo Economico a rispettare la programmazione del territorio contenuta nel Ptr del 2008, quindi a rivedere tutti i permessi di ricerca petrolifera rilasciati dopo l’approvazione del Piano Territoriale della Campania.
Nelle zone in cui la vocazione individuata dalla Regione risulti incompatibile con una attività di tipo minerario, quindi con la ricerca e la coltivazione di idrocarburi, si imporrà al governo nazionale di fare marcia indietro, in linea con quanto stabilisce l’Intesa Stato-Regioni del 2001, che regola le materie concorrenti (come l’energia). Il Mise dovrà prendere atto delle prerogative regionali esercitate attraverso il Ptr, salvo proporre un conflitto di fronte all’Alta Corte, alla Consulta, come accaduto in occasione della moratoria sui nuovi permessi deliberata dalla Regione Basilicata. Ma per concretizzare quello che al momento resta soltanto uno scenario, i margini utili sono ridotti.
C’è tempo solo da qui a domani (quando il testo della Finanziaria approderà in aula) per mettere al sicuro l’approvazione di questa norma, che altrimenti rischia di ritrovarsi travolta nell’ingorgo alimentato dalle centinaia di emendamenti già depositati sugli argomenti più disparati. Se, come alcuni settori della minoranza temono, si porrà la dichiarazione di fiducia (e quindi in aula non potrà essere ulteriormente modificabile il testo così come risulterà dal passaggio in commissione), appare decisivo ottenere l’accoglimento della norma prima del dibattito consiliare.
Per questa ragione a Napoli si sta producendo il massimo sforzo per far passare il provvedimento sostenuto dagli irpini, ma scaturito da un’intesa bipartisan, raggiunta informalmente in commissione dai rappresentanti di tutte le forze politiche rappresentate e dall’assessore all’Ambiente Giovanni Romano lo scorso 12 marzo. Sottoscritto da tutti i consiglieri regionali irpini, su iniziativa della prima firmataria Rosetta D’Amelio, l’emendamento ha l’obiettivo di sollecitare al governo l’azzeramento di fatto dei permessi minerari nel Sannio, in Irpinia e nel Vallo di Diano (a cominciare da ‘Nusco’, ‘Santa Croce’, ‘Case Capozzi’ e ‘Pietra Spaccata). In queste ore le commissioni stanno lavorando sotto la pressione dei deputati e le attese delle zone interne.

sabato 23 marzo 2013

Irpinia. Petrolio, il Comitato all’attacco


Pubblicato su Ottopagine.net (vedi articolo originale)

I comitati non si fidano fino in fondo della via istituzionale per fermare le trivelle. Seppur con accenti diversi, i due principali fronti di opposizione territoriale, quelli di Nusco e Gesualdo, il giorno dopo l’annuncio di un emendamento ‘irpino’ alla Finanziaria campana del 2013, tendente nella sostanza a fermare i progetti di ricerca dal 2008 in poi (nel Sannio e in Irpinia), hanno alzato nuovamente i toni. Il Comitato di Alfonso Faia ha esplicitamente espresso le proprie riserve e perplessità sulla reale efficacia di qualunque iniziativa politica (la lettera è integralmente riportata in basso).
Ribadendo la necessità del coinvolgimento popolare alla battaglia per fermare il progetto di ricerca petrolifera in Alta Irpinia e nell’Ufita, Faia chiede all’opinione pubblica di non distrarsi, in vista di un cammino ancora lungo prima dell’agognato traguardo, lo stralcio dell’Irpinia dalla mappa mineraria nazionale. Per il fronte di Gesualdo, sorto negli stessi luoghi dove dovrebbe essere realizzato lo scavo di un pozzo profondo duemila metri, finalizzato ad individuare e definire la portata del giacimento di idrocarburi, l’attenzione è già rivolta alle decisive audizioni presso gli uffici della Regione Campania.
«Tecnici, manager e ingegneri della società interessata al ‘petrolio in Irpinia’, interpellati più volte, hanno dichiarato e continuano a farlo con sfrontatezza che non c’è nessuna pericolosità per l’ambiente e per la salute», scrivono in una nota, che accompagna alcune tabelle tratte dalla ‘Via’. «Sono dichiarazioni in contraddizione con i loro stessi studi di Valutazione di Impatto Ambientale presentati dalle stesse società ai Comuni, alla Provincia e alla Regione», chiariscono, esibendo dati stralciati proprio dallo studio oggetto di valutazione.
«E’ arrivato il momento di evidenziare i rischi che oggi si vogliono minimizzare», attaccano. Il Comitato esprime la propria preoccupazione non solo per le ricerche, ma rispetto all’insediamento eventuale di una industria del petrolio. «Se sono vere le promesse di sviluppo di queste società, come mai la Basilicata con 460 pozzi estrattivi e con una popolazione pari a quella irpina, oggi risulta essere la regione più povera con i tassi più alti di emigrazione, inquinamento e incidenza tumorale?», si chiedono.

Articolo di Christian Masiello

giovedì 14 marzo 2013

No petrolio, intesa bipartisan. Ma sul pozzo partita aperta…

«In Campania, per la prima volta, c’è un percorso democratico che permetterà di coinvolgere tutti i soggetti interessati in una procedura di valutazione d’impatto ambientale. L’Irpinia, attraverso i Sindaci e i comitati, potrà far valere le sue ragioni contro le trivellazioni».